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Ricordo tutto di quel giorno: il cielo grigio, il freddo, la pioggia, l'ora in auto per raggiungere
il loft di Anish Kapoor. E poi finalmente l'ingresso in quel luogo incredibile: a terra c’era una distesa di piccole sculture ricoperte da pigmenti blu, rossi, gialli che sembravano velluto. Mentre Kapoor parlava delle sue opere la sua energia era forte, palpabile. In quel preciso momento ho deciso di dedicare la mia vita all’arte». Patrizia Sandretto Re Rebaudengo è la signora italiana dell’arte contemporanea: collezionista e mecenate tra le più influenti al mondo, in occasione dei 30 anni della sua Fondazione per l’arte contemporanea ripercorre le tappe di un percorso costellato di incontri indimenticabili, sfide e successi.
Tempo di bilanci?
È un traguardo importante. Quando ho costituito la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, il 6 aprile 1995, era un progetto un po’ pionieristico, c’era molto da fare e pochi modelli a cui ispirarmi. Il mio obiettivo non era solo creare uno spazio dinamico per l’arte contemporanea, ma partecipare attivamente alla vita culturale del nostro Paese, sostenendo gli artisti e rendendo l’arte contemporanea accessibile a un pubblico più ampio.
Come è nata la sua passione per l’arte contemporanea?
Un po’ fa parte del mio DNA. Mia madre amava l’arte antica, collezionava porcellane di Sèvres e Meissen e io già da bambina raccoglievo le scatoline porta pillole e le catalogavo una a una in un quadernino. Oltre all’arte contemporanea, ho una collezione di American Costume Jewelry - gioielli americani non preziosi, datati dagli anni '20 del Novecento in poi - cui Taschen ha dedicato un libro in uscita quest’anno.
I suoi primi passi nel collezionismo d’arte?
La scintilla è scoccata a Londra, nel 1992, un periodo di grande vitalità per la città segnato dalla generazione dei Young British Artists. Insieme a Rosangela Cochrane, amica e collezionista visionaria, e al gallerista Nicholas Logsdail della Lisson Gallery, andai a visitare gli studi di alcuni artisti straordinari, allora, come me, appena trentenni - Anish Kapoor, Rachel Whiteread, Julian Opie. Quegli incontri hanno cambiato la mia vita. Alla fine, di fronte alle mie incertezze sulle opere da acquistare, fu Logsdail a dirmi: “Usa la tua mente e il tuo cuore”. Un consiglio che ho sempre seguito, perché una collezione non si crea solo con razionalità e buoni investimenti, è fatta anche di emozioni. Così le mie opere sono divenute nel tempo presenze familiari, punti cardinali della mia vita quotidiana.
La sua idea di mecenatismo unisce da sempre arte, cultura, educazione, filantropia.
Il nostro è un impegno a 360 gradi. Alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, oltre alla produzione e alla commissione di nuove opere per sostenere gli artisti e la loro ricerca, puntiamo all’educazione di bambini e bambine, famiglie, persone con disabilità e nuovi cittadini. Anche nella filantropia privilegio il sostegno a progetti concreti e continuativi rispetto alla semplice donazione. Dal 2017 sono presidente della Fondazione IEO-CCM, che sostiene la ricerca oncologica e cardiologica con raccolte fondi, charity dinner ed eventi legati all’arte. Credo profondamente nel “give back”, il restituire ciò che ho avuto, e credo che cultura e scienza possano dialogare per migliorare la vita delle persone.
Quest’anno la Fondazione ha debuttato in America, con una mostra al Manetti Shrem Museum of Art, University of California Davis dedicata a opere di artiste donne. Che ruolo hanno oggi le donne nell’arte?
Essere donne nel mondo dell'arte è ancora difficile, come in tutti gli altri settori. Oggi assistiamo a una maggiore presenza femminile rispetto al passato, sia tra gli artisti che tra collezionisti e professionisti, ma il progresso è ancora lento e rimangono molte criticità, come la scarsa presenza di opere di artiste nei grandi musei e differenze marcate nelle quotazioni delle opere. Come collezionista e presidente della Fondazione promuovo da sempre le artiste - già nel 2003-2004 dedicammo un intero anno di programmazione all’arte femminile - non solo in quanto donne, ma perché trovo il loro lavoro molto interessante e affine a me. Mi hanno aiutato a conoscere me stessa.
Chi sono state le sue mentori?
Non avendo una formazione da artista o curatrice, la mia educazione artistica si è sviluppata attraverso le conversazioni con tre donne straordinarie. La prima è Rosangela Cochrane, che mi portò a Londra nel 1992 ed è ancora un’amica preziosa; Ida Gianelli, direttrice del Castello di Rivoli - il museo d'arte contemporanea di Torino - dal 1990 al 2008, fu la prima a riconoscermi il ruolo di collezionista. Trascorrevamo intere serate a casa mia a parlare di arte e artisti, in particolare di arte al femminile. Infine la gallerista Monika Sprüth mi ha fatto conoscere un'intera generazione di artiste, tra cui Barbara Kruger, Sherrie Levine, Cindy Sherman e Rosemarie Trockel. Non dimentichiamo poi che sono state le donne a creare alcuni dei più grandi musei del mondo, come Peggy Guggenheim, le fondatrici del Museum of Modern Art di New York - Lillie P. Bliss, Mrs. John D. Rockefeller Jr. e Mrs. Cornelius J. Sullivan - e Gertrude Vanderbilt Whitney, fondatrice nel 1931 del Whitney Museum of American Art di New York.
Viviamo in un’epoca di grandi cambiamenti tecnologici. Quali sono le nuove forme d’arte che la interessano di più?
L’arte generativa e l’intelligenza artificiale stanno ridefinendo profondamente il modo in cui concepiamo la creatività e il ruolo dell’artista. Artisti come Ian Cheng e Martine Syms ci hanno mostrato come l’IA possa essere non solo uno strumento ma anche un soggetto attivo, capace di generare narrazioni e riflessioni sulla società. Alla Fondazione abbiamo sempre cercato di esplorare le nuove frontiere della produzione artistica e il dialogo tra arte e tecnologia è diventato centrale. Credo che sia essenziale sostenere questi linguaggi e guardare ai giovani: la nostra missione è quella di accompagnare il pubblico in questa esplorazione, creando spazi di confronto su un futuro che è già presente.
Come festeggiate i 30 anni della Fondazione?
I festeggiamenti sono già iniziati, ma culmineranno in autunno: il 30 ottobre, in concomitanza con l’apertura di artissima, inaugureremo una mostra di opere della mia collezione in due sedi, la fondazione sandretto re rebaudengo e il museo dell’automobile di torino. Un’altra mostra sarà ospitata dal 27 settembre a palazzo re rebaudengo a guarene, prima sede della fondazione. Sempre in ottobre presenteremo anche un libro dedicato ai nostri 30 anni di storia. Sarà l’occasione per riflettere su tutto ciò che abbiamo costruito in questi anni, dal supporto agli artisti al sostegno alla scena dell’arte in italia, dall’educazione alla formazione delle nuove generazioni di curatori italiani e internazionali.
E naturalmente non mancheranno le candeline.
Crediti Fotografici: Riccardo Ghilardi Contour by Getty Images